Intervista a Mirko Maiorano: Growth Hacker e Start-up Mentor

Mirko Maiorano

Come ti sei avvicinato al mondo del Growth hacking?

Quasi 20 anni fa ho aperto la mia prima attività senza avere un mentore, dei testi di riferimento, una guida. Credevo che i miei insegnamenti scolastici fossero sufficienti per poter intraprendere una carriera da imprenditore, ma per fortuna la mia idea imprenditoriale fallì dopo soli 6 mesi e mi consegnò il sapere necessario per costruire il mio futuro. Nei primi 5 anni da imprenditore ho avviato ben tre società. La prima l’ho chiusa perché tra me e il mio socio c’erano visioni divergenti sulla gestione e gli obiettivi da perseguire. La seconda perché ho capito che il settore in cui stavo operando era già saturo e non mi avrebbe permesso di crescere. L’ultima, ancora attiva, nata con l’obiettivo di diventare un service di creatività, ha subito diverse trasformazioni nel tempo, fino a diventare un hub di professionisti e consulenti esperti con cui mi occupo di marketing strategico e comunicazione creativa.

Negli ultimi 10 anni mi sono specializzato in analisi dei dati e advertising, perché sono un super curioso e amante dei numeri. Leggendo qua e là, mi sono imbattuto, anche grazie al consiglio di un amico, in questo termine che arrivava dall’America: Growth Hacking. All’inizio, devo dire la verità, l’ho snobbato parecchio e ho pensato “ecco l’ennesima buzzword americana”, ma poi più approfondivo l’argomento e più capivo che quei processi erano gli stessi con cui lavoravo io, che quella metodologia era quella che inconsciamente già applicavo sui miei clienti.

Ho deciso, quindi, di vederci più chiaro e di seguire un corso di formazione sul Growth Hacking. La fortuna (serve sempre nella vita) ha voluto che l’accademia di formazione Bloo Academy di Pescara con cui collaboro come formatore, organizzasse proprio in quel periodo un corso con uno dei migliori Growth Hacker in Italia: Raffaele Gaito.

Questo incontro ha letteralmente modificato il mio percorso! Il suo corso mi ha talmente appassionato che volevo ancora più informazioni e ho iniziato ad approfondire gli studi attraverso libri, corsi online e tanta pratica sui miei progetti e quelli dei miei clienti.

Dopo poco più di un anno da quel corso, posso affermare che la mia prima valutazione era del tutto superficiale. Avere a che fare con dati, analisi, esperimenti, crescita, KPI e creatività non significa essere un Growth Hacker, ma semplicemente un marketer diligente. Essere un Growth Hacker vuol dire applicare un metodo di lavoro che sottopone ogni attività a un processo valutativo e decisionale grazie all’aiuto di analisi e dati, il tutto concentrandosi non sull’insieme degli obiettivi, ma sulla singola metrica.

Growth hacker si nasce o si diventa?

Growth hacker si diventa, ma occorre anche avere una buona predisposizione caratteriale e tecnica. Quindi diciamo che si nasce con delle doti, ma per esprimerle è necessario studiare (tanto) e fare più pratica possibile. Ad esempio, se non vai d’accordo con i numeri, difficilmente riuscirai ad essere un buon GH; idem se non hai pazienza, costanza e perseveranza è meglio che lasci perdere questo lavoro.

Il growth hacker, infatti, deve avere spirito imprenditoriale in quanto, come un bravo imprenditore, deve saper scegliere il proprio team se vuole avere successo. Deve essere disciplinato, perché la maggior parte del tempo lavora in team e con tempi rapidissimi. Deve essere un leader che sa coinvolgere tutti i membri del team nelle attività quotidiane e mantenere alto il livello di positività e partecipazione. Deve saper guidare le attività e valutare le competenze, ma allo stesso tempo mettere le mani nell’alveare. Deve essere un professionista orientato ai dati che non esprime opinioni, ma misura, analizza, decide e apprende da ogni attività. Infine, il GH non è un one-man-band e non è un manager, ma è spesso a capo di un team di growth hacking formato da sviluppatori, programmatori, marketer, esperti di comunicazione visuale e testuale, data scientist, etc.

Che consiglio daresti a chi volesse entrare in questo mondo?

L’ho detto più volte, ma forse conviene ripeterlo ancora una volta: studiare, studiare, studiare! Tra i corsi che consiglio di più c’è sicuramente quello che mi ha dato il la in questo mondo, ovvero il Bootcamp di Growth Hacking di Raffaele Gaito.
Naturalmente leggere qualche buon libro prima di fare un corso aiuta molto e tra i miei preferiti ci sono:

  • Startup marketing. Strategie di growth hacking per sviluppare il vostro business, di Alessia Camera
  • Growth hacker. Mindset e strumenti per far crescere il tuo business, di Raffaele Gaito
  • Il metodo Lean Startup: innovazione senza sprechi per nuovi business di successo, di Eric Ries
  • The Lean Analytics, di Alistair Croll e Benjamin Yoskovitz
  • Growth Hacker Marketing, di Ryan Holiday
  • Growth Engine, di Sean Ellis e Morgan Brown
  • Hooked: creare prodotti e servizi per catturare i clienti, di Nir Eyal
  • Traction, di Gino Wickman e Justin Mares
  • Rework: manifesto del nuovo imprenditore minimalista. Come avere successo con poche risorse, di Jason Fried e David Heinemeier Hansson
  • Contagioso: perché un’idea e un prodotto si diffondono e hanno successo, di Jonah Berger
  • Growth hacking. Fai crescere la tua impresa online, di Luca Barboni e Federico Simonetti.

Poi, alla giusta dose di nozioni, bisogna aggiungere molta pratica, casomai iniziando proprio su progetti personali. Il discorso è sempre lo stesso: sperimentare tanto, fallire tanto, apprendere tantissimo!

[momento autopromozione]

Infine, consiglio di leggere il mio blog www.mirkomaiorano.it che, da quello che mi riferiscono i miei lettori, risulta pieno di informazioni, articoli e casi studio interessanti sul growth hacking, il digital marketing, etc.

Da poco sei entrato nel team di 20tab come Growth Marketing Specialist, parlaci un po’ di questa nuova avventura e di quali obiettivi volete raggiungere?

Il mio incontro con questo fantastico team è stato illuminante. Loro sono come i Navy Seal delle forze armate americane, capaci di fare cose straordinarie, uniche e con un solo obiettivo: raggiungere un risultato positivo, costi quel che costi.
Quando gli ho fatto conoscere le potenzialità del Growth Hacking e di un buon mix di prodotto/marketing hanno sposato la mia idea e hanno creato 20tab for startup growth, uno spin-off dell’azienda dedicato esclusivamente alla crescita delle startup e delle PMI che operano nel campo digitale.

Siamo quasi 20 professionisti che operano sia su territorio nazionale che internazionale. Nel team ci sono specialisti del mondo dell’information technology, sviluppatori, project manager, esperti di marketing e comunicazione, growth hacker, imprenditori digitali, designer, consulenti aziendali, fiscali e avvocati. In pratica tutte le figure che necessitano alle aziende per poter crescere con consapevolezza. L’obiettivo è quello di diventare un’agenzia operativa e strategica a cui nuovi imprenditori, o seriali, possono rivolgersi per ottenere l’aiuto e le competenze necessarie.

Abbiamo partecipato come sponsor al primo evento sul Growth Hacking in Italia, il Growth Hacking Day a Milano, ed è stato un successo. Tanti ragazzi, e non, si sono avvicinati a noi con curiosità e se ne sono andati lasciandoci i loro dati per poter iniziare a collaborare. Siamo affamati di innovazione e felici di incontrare imprenditori talentuosi.
Per maggiori informazioni, vi consiglio di visitare la landing page dedicata al progetto: https://www.20tab.com/startup-growth/

Il growth hacking in Italia: Opinioni, consigli, critiche

Della situazione in Italia ne parlavo con qualche collega più navigato di me proprio durante l’evento di Milano. Si discuteva sul fatto che ancora poche realtà, agenzie e professionisti si occupano di Growth Hacking. C’è bisogno che l’offerta cresca per muovere il mercato, altrimenti rimaniamo solo poche mosche bianche in un vespaio di esperti di marketing attaccati alle loro convinzioni e ai loro studi.

L’unica strada percorribile è quella della formazione all’interno delle PMI per far sì che questa metodologia abbia il meritato eco nel mondo del business. Ma sappiamo bene che l’imprenditore medio italiano è spesso diffidente verso i cambiamenti e aspetta qualche segno e conferma da aziende più strutturate.

Per fortuna, le cose stanno cambiando, perché molte multinazionali stanno investendo proprio nella formazione di growth team e nell’inserimento nell’organico di Growth Hacker, che per ovvi motivi ribattezzano Growth Marketing Specialist, in quanto la parola hacker nella nostra cultura assume una connotazione negativa.

Di certo siamo ancora lontani dai modelli del nord Europa o quelli americani, in cui i growth hacker ricoprono ruoli importantissimi all’interno delle aziende e vengono strapagati, ma c’è speranza. Una cosa è sicura, con tanta umiltà e pazienza da parte di tutti gli operatori che lavorano nel campo, si arriverà a far comprendere le potenzialità di questo processo di crescita e a indottrinare gli imprenditori verso un cambiamento di mentalità. Io, insieme a tanti altri, almeno ci stiamo provando e spero che a questa community si avvicinino più persone possibili. Del resto, più se ne parla, più si comprende!

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